venerdì 24 luglio 2015

VEGLIA



Lungo corridoi quasi deserti
vaneggi presso qualche lume acceso
gradini e scale, rampe da salire
porte socchiuse su silenzi e  dolori.

 Brucian le ferite, gridan talvolta dalle labbra chiuse,
 scuoton le sbarre  dove son rinchiuse
gracili membra appese a qualche filo,
fasciano fianchi le fragili garze

metallo nella carne che si scioglie.
Veglia ad un letto un angelo e non piange
gli occhi son prosciugati, troppe le sofferenze viste,
 nel silenzio non turba il  grido di chi rantola e poi muore...

Intanto sale e scende l'ascensore!

Sellia Marina, 16 Ottobre 2012
(Pensando Alda Merini)





5 commenti:

  1. Un dolore straziante ... immagini molto forti. Se fa così male leggere questi versi, vuol dire che si è entrati nella percezione del lettore e l'intento di creare sentimento è riuscito!

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  2. gli occhi son prosciugati, troppe le sofferenze viste,
    nel silenzio non turba il grido di chi rantola e poi muore...STUPENDA!!

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  3. Grazie anche a te cara Anna, di cuore

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  4. Versi che suscitano una emozione davvero grande. Stare al capezzale di chi sta male è una esperienza particolare e questa poesia è riuscita a renderne i sentimenti. Molto apprezzata.

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