mercoledì 8 giugno 2016

PROFUGHE, NOI


Camminammo, arse dal sole ardente
a capo chino, sotto pioggia battente
e vento che ti spoglia mentre infuria,
ti volti appena per veder chi segue
strisciando i piedi, trascinando bimbi
mani adunche abbracciano la sabbia
 che non muta: è sempre la stessa ad ogni duna.

Deserti attraversati, scorpioni appesi ai calzari,
e poi schiacciati, profughe noi, figlie di un Nume
 che spinge ad una spiaggia, forse la salvezza!
Ma piccola è la barca, vasto il mar che la circonda
infuria la tempesta, s’innalza sull’acqua, talor sprofonda
gonfia di gocce,  grida soffocate, lacrime versate,
 asciugate da un turbine che ci flagella.

Quale fu la speranza che c’illuse?
Paria noi d’un mondo dove l’uomo
è baratto a chi offre più  monete,
donne vendute come buoi e bimbi
che sempre han le pance vuote…

se sei bella, un marciapiede aspetta le tue grazie
fosse sol quella la sorte che ci aspetta!
Ma camminammo con la speme in cuore
a testa bassa, senza far rumore fino al mare,
sarà madre benigna oppur matrigna
se tra i  profondi abissi ci raccoglie,
e il Fato avrà soddisfatte le sue voglie.

Sellia Marina, 13 settembre 2015


2 commenti:

  1. La vita dura di chi è nato in un luogo ostile! Quanti pericoli devono superare per giungere fin qui da noi che li rifiutiamo! La vita per tutti è in salita ma per qualcuno di più! Penso però abbiano dentro di sé una grande ricchezza ed è la voglia di farcela, l'ansia di superare le difficoltà! Sensibile come sempre, Caterina, hai espresso con empatia le loro emozioni!

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    1. Grazie cara Alice per la tua visita e il tuo commento come sempre benevolo. Avrei voluto trovare parole più..adeguate per eprimere il dolore e le difficoltà che tanti devono superare e tanti rischiando anche la vita....non so se mettono in conto anche questo ma ogni giorno è..un'ecatombe...e fa male, le nostre difficoltà ci sembrano così..inappropriate...

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