Un po'...di me

" Ombriano si chiama il paese dove  sono nata ed è bello, ricco di semplicità e di poesia, gli alberi davanti alla mia casa sono sempre un po' spogli e nelle sere buie d'inverno disegnano strane ombre per terra alla tenue luce delle lampadine..." Avevo iniziato così, a scrivere la mia storia tanti anni fa, oggi so che Ombriano è molto cambiato...è tutto nuovo..i nuovi mezzi d'informazione mi consentono di guardare l'evolversi e la crescita del mio paese..ma il mio  ricordo è legato  ad una fredda e nebbiosa mattina  di novembre del 1954, quando tornate dalla prima messa delle sei, trovammo il camion già pronto e partimmo per Varese dove i miei fratelli avevano trovato lavoro in una tipografia.
Credo che amare il paese nel quale si è nati è certamente una cosa naturale  ma il mio è un amore sviscerato e anche se so bene che non lo rivedrò, se non tramite internet, durerà fino alla fine della vita perché ho tanti bei ricordi e i ricordi, si sa, non si cancellano mai. La mia era una grande famiglia, 7 figli ( altri 6 erano morti ), più i nonni e un fratello di papà che non si è mai sposato e che aveva sofferto per  la meningite all'età di vent'anni; lo zio Daniele, così si chiamava era un po' il nostro...zimbello..non per cattiveria..in fondo avevamo chi cinque chi nove anni..
L'interno del cortile e fra quelle bimbe con i nastri bianchi ci sono anch'io...
quella in mezzo a sinistra
Ecco i miei ricordi incominciano qui, ad esempio non posso scordare quando la neve riempiva i tetti...gli inverni allora erano molto rigidi e sui tetti salivano mio fratello Natale e Fedele il figlio di una grande amica di mamma ( Maria "Magnana", non perchè mangiava assai ma perchè il marito faceva il magnano ossia lo stagnino), spalavano la neve e poi..buttati i badili si tuffavano nel mucchio bianco...che spasso, si perché io abitavo in un cortile di 11 o forse 15 famiglie...praticamente quasi tutta la via Chiesa era occupata da questi grandi cortili  ai quali si accedeva da un portone che affacciava sulla strada come le finestre delle case e all'interno c'era una grande vita in movimento... dall'altra parte della strada invece c'era un fossato ( la Sanassa), l'acqua era molto bassa e in estate specialmente andavamo a lavarci i piedi e se non si risaliva più che in fretta ci pensava mia madre con la sua inseparabile  "stropa", ossia una bacchetta che prendeva da uno dei mucchi di fascine accatastate sotto il portico per l'inverno e tenendola dietro la schiena ( ma noi sapevamo benissimo che ce l'aveva ), veniva a cercarci. Ovviamente nessuno pensava a scappare, semplicemente come lei si avvicinava, noi ci abbassavamo coprendoci le gambe con i vestiti ma la sua rabbia per averci dovuto chiamare le dava così tanta forza che mi ricordo..ci sollevava per un braccio e ce le suonava di santa ragione..ma non credo che in fondo ci facesse poi tanto male altrimenti non credo che avremmo disubbidito un'estate intera....e poi lei diceva sempre che..."era meglio che piangessimo noi e non lei" e credo proprio che avesse ragione.....


"L'acqua rossa" ( il ponticello collegava la Villa Magnani). Sono riuscita a trovare una immagine anch'essa legata alla mia infanzia ed è quella "dell'Acqua rossa" così chiamata perchè durante la guerra ci buttavano i soldati morti ma io rossa non l'ho mai vista anche se spesso ho accompagnato mia madre a lavare. L'acqua era molto profonda, almeno nei miei ricordi ma non doveva essere così se in estate ci entravamo quando era tutta asciutta. Non si vedeva il fondo ma dal lato della strada c'erano incementate delle lastre di marmo sulle quale si inginocchiavano le donne a lavare i panni, specialmente le lenzuola e...cantavano le mamme mentre strofinavano il sapone  e sembrava che quelle vaschette di alluminio con i panni non si svuotassero mai. Il Torrente circondava la grande villa "Magnani ", sempre chiusa e dal piccolo ponte che l'univa alla strada ogni tanto attraversavamo per spiare dentro...I proprietari venivano solo in estate una volta all'anno ed era forse la loro, l'unica automobile, insieme a quella del parroco che io abbia mai vista a Ombriano...si girava il paese in bicicletta. A proposito del parroco, mi ricordo due cose: il vecchio parroco si chiamava di cognome Cazzamali ed era un tipo molto severo e sempre arrabbiato, almeno così ci sembrava;  accanto alla casa parrocchiale c'era un grande fico..tutti andavano a rubarglieli e lui si arrabbiava tantissimo...era tremendo un tipo tutto il contrario di Don Abbondio, quando morì arrivò un parroco da Ripalta Arpina, piccoletto, rubicondo e sempre allegro. Mio padre " Presidente per il ricevimento del novello parroco di Ombriano", preparò una lettera di benvenuto da leggere che qui posto perché l'ho conservata e plastificata in modo che l'umidità e l'inchiostro non la rovinassero nel tempo..questa lettera in pratica ha, al momento, 61' anni ( visto che io ne ho fatti già 67…gulp? ( Veramente quest'anno ne compirò 69, dato che ho lasciato….a dormire il blog...)

Andarono quindi ( il Comitato ), in processione a ricevere il parroco; a me, che avevo da poco fatto la prima comunione e avevo ancora il vestito bianco, mi misero in piedi sulla finestra al primo piano per buttare i fiori al passaggio della macchina. Ora però viene il bello: io avevo passato tutta la mattinata insieme credo a qualche mia sorella, a tagliare petali di fiori e ad un certo punto quando mia madre cercò le forbici..non si trovarono più. In piedi sulla finestra e ben tenuta stretta dalla mia madrina e da mia madre, incominciai  a buttare i fiori all'arrivo del parroco e...il caso volle che insieme ai fiori cadessero anche le famigerate e scomparse forbici con un gran tintinnio sulla carrozzeria ( per fortuna!), Don Giovannino sollevò la testa per esclamare "come benvenuto non c'è male", ma rideva, l'ho detto era un bonaccione e neanche mia madre mi picchiò...forse era contenta di aver ritrovato le forbici. Portò grandi novità il nuovo parroco ma ricordo soprattutto che, siccome avevo una bella voce mi faceva intonare il Gloria e la voce si sentiva per tutta la via Chiesa perché sul campanile c'erano gli altoparlanti che si usavano per le feste principali. Nel mese di Maggio, ogni cortile preparava un altare e la sera si diceva il rosario...praticamente si partiva dalla chiesa e prendendo a destra ( non mi ricordo la via, devo chiederlo alle mie sorelle più grandi, magari alla Terry), si compiva  una specie di U, perchè così all'epoca era disposto Ombriano, si risaliva dalla Via Chiesa, la mia e si ritornava alla chiesa.....tranne mia zia Tecla..lei si portava dietro la sedia e si sedeva mentre tutti stavano in ginocchio a dire il Rosario...Mia zia Tecla,  era una grande ...zitellona, oggi si chiamano  single, faceva da perpetua a mio zio Don Stefano e siccome doveva stare sempre in giro a fare appunto la perpetua...copriva i pochi mobili di casa con fogli di giornali e ogni settimana li cambiava, così non doveva spolverare....mitica..sempre in bicicletta fino a 74 anni...dalla mattina alla sera.
In casa con noi abitava il nonno Agostino, quasi cieco e una volta alla settimana lo accompagnavamo a turno dal barbiere, mi ricordo che si fermava per comprare una bottiglietta di tamarindo che durava tutta una settimana e, quando era la stagione, un loto che divideva equamente...ora io non so come si possa dividere un loto in....11 fette ...ma lui ci riusciva...e quante angurie in estate..passava il camion o forse era un carro e mamma prendeva la più grande, erano verde oliva, rotonde e così grandi non ne ho più viste..la mettevamo in un secchio con l'acqua per rinfrescarla  e a mezzogiorno si tagliava sulla "basgiola", che poi sarebbe una teglia grande molto bassa, rotonda sulla quale si rovesciava in genere, la polenta ( ma anche a chi aveva un mento sporgente dicevamo che aveva una bella "basgiola"). Papà era così bravo a tagliare l'anguria che riuscivano tutti a mangiarne due fette, col pane, e a far restare un torsolo grande e rosa che veniva distribuito equamente a tutti..se ci penso sento ancora la dolcezza di quelle angurie. I miei genitori erano molto religiosi, quindi ogni sera il rosario in ginocchio...com'era duro il pavimento ma si pregava così...volentieri e a dire la verità Ombriano tutto era molto religioso...c'era solo uno che bestemmiava..ma perché era sempre ubriaco...e subito si ripeteva una giaculatoria come riparazione. C'erano a quel tempo le suore canossiane che tenevano l'oratorio delle ragazze ( i maschi avevano il loro) e la domenica si andava sempre a giocare sull'altalena, poi si andava in chiesa per i vespri  e c'era la madre Piera che, se appena ti voltavi, ti rifilava certi pizzicotti....io ero sempre vicina alla madre Lisa..ricamava e  le dicevo sempre che " io mi faccio suora perché vedo che mia madre con tanti figli tribula molto"...io ci ho provato anche più grande a farmi suora ma..i miei sono venuti a riprendermi credendomi infelice...ma non era vero..stavo benissimo in quella casa dove c'erano i figli di ragazze madri che ogni domenica venivano a trovarli, ma questa è una storia che, se mi ricordo ve la racconterò più avanti ma per tornare alle suore, c'era la madre superiora, piccola, rotondetta e tanto buona, Madre Petronilla mi pare si chiamasse, che ci aiutava molto perché in casa lavorava solo papà e sfamare  undici  bocche non è facile ..per questo lei ci dava montagne di formaggio, quello giallo degli americani e tante merendine di marmellata.....Ora non ci sono più nemmeno loro, non so a che cosa sia adibito l'oratorio...Un altro bel ricordo è quello della mia prima Comunione, anche se mi sono sempre lamentata che il mio vestito non era nuovo come quello di mia sorella Rosa a lei la madrina, Lidia, figlia di Maria (magnana) lo aveva comprato nuovo, a me, ricordo, avevano regalato un paio di orecchini d'oro...due piccole palline rotonde che mi misero a Crema usando una pistola con un tappo di sughero dietro...non mi ha fatto male e ricordo che ci andammo in bicicletta perché al manubrio si poteva mettere il seggiolino, li ho sempre portati fino a quando sono stata grande, ce li ho ancora..ben conservati. Non posso certo lasciare Ombriano senza parlare di S. Lucia e delle Colonie dove ogni anno mi mandavano. Per  quanto riguarda S.Lucia è quella che porta i doni ai bambini buoni ( non Gesù Bambino) e per l'asinello di S. Lucia si andava a raccogliere un mazzetto di spighe quando finiva la mietitura e si legava alla finestra la sera del 12 Dicembre così eravamo sicuri che i doni sarebbero arriavati...io però ricordo solo una cartella di legno che mi portò mio zio Giuseppe ( il gemello di mamma), ma da Milano e un grande vassoio pieno di dolci al rosolio che due nostre vicine ( Giovannina e Gaetana..single anche loro ), ci regalarono una volta. Anche all'asilo ( si lo so che ora si chiama Scuola dell'Infanzia), le madri canossiane ci festeggiavano S.Lucia.. ( e ci insegnavano già a leggere e scrivere); una volta la superiora si mise un velo azzurro, noi occhi chiusi sul banco non dovevamo vedere chi ci aveva lasciato sul banco un pugno di caramelline zuccherate di tanti colori....ma siccome sono stata sempre curiosa di vedere, ho alzato la testa e la Madre Piera mi rifilò uno dei suoi soliti pizzicotti per punizione…..La colonia si, dovete sapere che papà oltre a passare le serate nella sede della Democrazia Cristiana e tornare a casa con dei registroni grossi così per ..scrivere...scrivere..ma quanto scriveva?...dicevo papà Michele detto "il buna", ossia il buono e lo era davvero, lavorava a quel tempo al linificio e ogni anno ai figli dei dipendenti veniva offerto un mese in colonia..mi ricordo che sono stata vicino al Monte Bondone, a Grossotto ( che non so dove sia) e a Igea Marina  ( profetico quel posto poi vi dirò perché ) e l'ultima volta in colonia aLaveno sul Lago Maggiore, ma li non centrava più il linificio ( avevo fatto un'altra broncopolmonite e siccome la streptomicina non era in commercio ce la passava la Questura..mamma è sempre stata grande e poi mi hanno mandato un mese in colonia ).

Forse a Trento, io in piedi con quel ridicolo cappello bianco 
Dovevo avere una fantasia molto...fervida fin da piccola se sono stata capace di far credere alle compagnette di 7 anni che dietro il cespuglio avevo visto un uomo con la testa di mucca...e ci hanno creduto davvero...A Igea Marina è stato un disastro perché avevo appena fatto una broncopolmonite e il mare non era proprio il posto giusto, compreso il fatto che due assistenti che mi accompagnavano fino alle corde non si sono nemmeno accorti che loro erano più...alti e  io ero già...sott'acqua....casi della vita....però ragazze che bellezza...ogni volta che si tornava dalla Colonia la mamma ci faceva trovare la "burtulina", ossia una torta con l'uva che continuo a fare anche oggi con l'uva nera del mio giardino proprio con la ricetta della mamma.  La bella facciata della chiesa di Ombriano e il suo svettante campanile sormontato dalla statua dell'Assunta...sul braccio alzato della Madonna una volta andò a 
sedersi mio fratello Natale...era un tale..discolo...ricordo una bellissima canzone che si cantava in chiesa e credo non si canti altrove perché ricordava perfino i ..Morti delle tre bocche..così chiamate per il ponte a tre archi dove passa "L'Acqua Rossa"
Tu dalla guglia aerea
del nostro campanile
dove la sacra immagine,
 con deità gentile
si slancia a vol per l'etere
cinta d'azzurro e d'or
proteggi o Santa Vergine
 di nostra terra il suol.
Travolti dall'acque di sangue già rosse
in questa pia terra riposo e preghiera
trovaron quei corpi che immane bufera
di sangue cruento si baldi stroncò.
Qual grido s'eleva dall'umile fosse
è il grido dei morti di tutte le  terre
la pace ai morti di tutte le guerre
coloro che Cristo fratelli chiamò
( e si ripeteva il ritornello "Tu dalla guglia aerea")

Altre belle ricorrenze religiose venivano ricordate con solennità..per l'avvicinarsi della Pasqua ogni cortile preparava una stazione della Via Crucis: in Via Chiesa  al numero 23, un anno toccò Gesù in croce, mio fratello Natale fece il buon ladrone, non so chi fossero gli altri ma in casa spesso raccontavano questo episodio e sempre in merito alla Pasqua, cari amici una volta i Parroci venivano a benedire le case e per l'occasione si facevano bollire le uova, tante quanti erano i componenti della famiglia, così alla benedizione della casa anche le uova messe sul tavolo con in cima una foglia d'ulivo, venivano benedette. La mattina di Pasqua, ognuno prendeva il suo uovo, sotto nel cortile c'era una stufa accesa per tutti e mentre si mangiava l'uovo, si buttava la foglia d'olivo a bruciare recitando tre Gloria. Non so se sia ancora in uso, mamma per molti anni anche a Varese ha mantenuto questa usanza e credo l'abbia persa quando tutti grandi oramai ad uno ad uno siamo…volati via.  E non posso certo lasciare Ombriano senza risolvere il "mistero" del mio...nome..già, perchè le pagelle le guardavano la mamma e il papà, fino alla quarta elementare io  non ho mai saputo di averne un altro...Dovete sapere che era d'uso ad Ombriano che  al fonte battesimale, un nome lo davano i genitori e uno la madrina..-alla mia buona madrina che si è fatta suora ma che è scomparsa giovane, era appena morto il padre che si chiamava appunto Onesto Dossena, abitavano accanto a noi, e allora mi battezzarono...Onesta Caterina...ma io Caterina non l'ho mai conosciuta fino a quando arrivata a Varese, la buona maestra Alma Daverio iniziò a chiamarmi Caterina ..io non alzavo neppure la testa pensando che chiamasse un'altra..poi si sa a tutto ci si abitua, tranne mio padre...ci ha messo molto ad abituarsi e anch'io credo, così come sono certa che al mio paese se qualcuno chiede della mia famiglia o di me, si ricorderanno solo di Onesta quel "virdaram "( verderame), perchè avevo un colorito pallido, la figlia di Michele e di Ciarina ( Chiara )..e poi..incomincia un'altra storia…..

ONESTA

Mattina di Novembre, fredda è l'aria e l'ora presta
la nebbia copre ovunque la contrada
conti i passi, deserta ancor la strada
ma la campana dell'Assunta chiama,

adagio, quasi a non svegliar chi dorme.
Cammino dal tuo braccio trascinata, lesta,
tanti ci han salutato, finita è già la Messa
e il mezzo è pronto con i pochi averi e noi

sotto il telo con essi per cercare
di vedere nel viaggio un po' di cielo
quel giorno che ho lasciato Ombriano.

Ventisei novembre, tutto grigio intorno
troveremo all'arrivo forse il sole...
ma a te che vai, viaggiatore o pellegrino
puoi chiedere di Onesta, lì è rimasto il  cuore.
(E qui devo mettere una piccola nota: tramite facebook un giorno trovo scritto sulla mia pagina " Sei tu Onesta quella che abitava in Via Chiesa 23, figlia di Michele e di Chiara?" Amici queste si che sono cose da ricordare: dopo 60'anni, un amico Tino Arpini mi…rintraccia su facebook. Tino aveva solo un anno quando sono partita quindi non poteva ricordarsi di me, ma sua sorella Mariuccia che ha la mia età e alla quale ho sempre invidiato i bellissimi capelli lunghi, neri e a boccoli e suo fratello Marcantonio, si che si ricordavano e da allora sono sempre in comunicazione con loro.  Sentire che si ricordano dei miei genitori e di tutta la mia famiglia, postarmi le foto di come è cambiato il cortile, la mia casa (ex), le famiglie che vi abitavano, il paese…davvero come si suole dire "Non ha prezzo" Così si è rinnovata e rinsaldata un'amicizia che sta continuando e che si è allargata anche a  tanti altri amici del mio paese. Non è meraviglioso miei cari riallacciare i rapporti con tutto un periodo dell'infanzia che è sempre presente nella memoria…il tempo non cancella i ricordi, i legami che erano così stretti fra le famiglie in tutto il cortile, l'aiuto reciproco…quante cose cari amici…altri tempi certamente ma come ho già scritto, il tempo non cancella i ricordi e quelli che ti mancano gli amici ti aiutano a ritrovarli. Novembre 2014 ).
1958-Via Corridoni1

E poi arrivammo a Varese ( Casbeno), in via Corridoni…e di quel periodo ricordo ogni cosa: la strada tutta in salita per arrivare al centro del paese a comprare il pane…ma noi prendavamo una scorciatoia, quelle s'imparano subito  e spesso la facevamo anche due volte al giorno perché il pane che comprava la mamma al mattino non bastava mai..11 bocche e  cinque chili di pane al giorno….incominciai a frequentare la scuola elementare e anche lì a piedi ovviamente.. I miei fratelli che lavoravano in tipografia, partivano presto e  tornavano tardi la sera per cena. A scuola mi sono subito distinta….oggi si parla di…integrazione…adattamento..ma all'epoca…ricordo la visita che faceva  mia madre all'inizio dell'anno alla maestra con la testuale raccomandazione:" Se non fa la brava, picchiatela", eppure in famiglia le botte non erano proprio di casa, raramente mio padre si lasciava andare a qualche gesto con le nocche delle dita sulla testa, non si arrabbiava facilmente lui ma mamma se doveva darci una bella sberla non ci pensava due volte riconosco che in fondo il suo motto "E' meglio che piangi tu e non io.." era giusto…ma anche lei di pianti ne ha fatti molti poveretta.



Una salita, o una discesa, da fare ogni giorno, per la scuola, per il pane, per il lavoro, non so oggi come sia Via Mirasole…non c'era neppure una luce….tenebrosa d'inverno e con la neve…ma noi avevamo una …scorciatoia... Via Rosolino Pilo... se trovo una foto la posterò.

Per tornare alla scuola, i miei ricordi sono quasi tutti…felici…mi piaceva ripetere le poesie che la maestra Daverio ci assegnava a memoria,  la Storia, ma con le spalle voltate ai compagni perché mi vergognavo, detestavo la geografia, specie tutti quei quintali di patate, grano, etc. che ogni Regione d'Italia produceva e che assolutamente dovevamo imparare..( oggi compriamo tutto perché nessuno vuole più lavorare la terra e ce n'è tanta incolta) e certi compiti di analisi logica e grammaticale…esercizi ed esercizi…li odiavo ma tant'è…non parliamo poi dei problemi…..non ci capivo niente e non mi sforzavo nemmeno di capirli…per me un numero valeva l'altro..ne prendevo due…li moltiplicavo e poi li dividevo…neanche mi sforzavo di capirlo e poi quelli che dovevi considerare la tara…il peso netto…che roba era mai….però mi piacevano molto le equivalenze, le frazioni….( anni dopo sono arrivata anche ai logaritmi quindi tanto…oca in matematica non dovevo essere…ma all'epoca non la consideravo importante oppure, come dicono oggi, non avevano trovato il metodo giusto per porgermi la materia…che mi stava proprio…antipatica perché non l'avevo capita ). Quando dettavano in classe un problema,  allungavo il collo per copiare e mi sembra di sentire ancora la voce lagnosa della compagna davanti, una certa Amelia, molto scialba, lamentarsi  subito " Signora maestra la Tagliani mi copia", lei era la più brava della classe e so che è diventata insegnante seguendo il normale percorso di studi, io…molto più tardi…...c'era mamma che fino a quando non avevamo finito i compiti non si andava a giocare. ..giocare..un eufemismo…Ma un altro episodio legato alla scuola mi è rimasto impresso, anzi due e che voglio raccontare, il primo non è stato una bella cosa ma in breve…..In classe si erano formate tutte le coppiette, non certo come oggi che già si chiamano…fidanzatini  ed escono si sbaciucchiano etc. etc. semplicemente così tanto per dire chi a loro piaceva, senza dimenticare che i banchi erano singoli ed eravamo rigorosamente divisi: le femmine tutte a sinistra e i maschi tutti a destra. Caso vuole che io, non solo ero arrivata con la scuola già iniziata ma ero…dispari..insomma non c'era nessuno per me ( forse anche perché fra di loro si conoscevano tutti da tanto)  e io…gelosa…che cosa potevo fare?…Un giorno per dispetto disegnai su un foglietto una scenetta molto…spinta..direi proprio…sporca..me la ricordo bene in ogni particolare, solo che passò la maestra e io non fui svelta a nasconderla e..finii dietro la lavagna..però mi è rimasto e e se lo cerco lo trovo ancora, un quadernino con le dediche dei compagni come si usava allora e forse ancora oggi,  me ne ricordo una in particolare: " Non sono io che ti devo giudicare ma sei bella e sai forse innamorare".il tuo compagno Giampaolo, non ricordo il resto….insomma..pure il…".forse "….Nella classe  quinta invece ebbi un maestro, il Maestro Mina, non ricordo il nome ma più tardi divenne collega di mio marito e quando seppe del nostro fidanzamento ebbe solo a dire "Ah! quella che non sapeva la matematica"…passava fra i banchi e appena si accorgeva che copiavo mi tirava fortemente la coda di cavallo che regolarmente mia madre ogni mattina dopo avermi pettinata, legava con un bel nastro bianco o azzurro..quello che c'era insomma. L'ultima cosa che voglio raccontare in merito alla scuola, è legato alla posa di una lapide sul muro del corridoio per la medaglia di bronzo donata ad  un caduto di Casbeno, ma andiamo con ordine. Intanto come ho detto anche per la chiesa di Ombriano, io avevo una bella voce da soprano ( ora non posso più forzarla perché sono stata operata..ma non centra ), ed ero e sono molto intonata per cui per la cerimonia imparammo l'Inno di Mameli che io dovevo sempre iniziare. Il giorno della posa arrivarono i genitori del caduto e dopo l'inno io recitai loro la motivazione; "Sottotenente Giulio Gaslini, arditamente si lanciava alla testa dell'esercito sotto violento fuoco all'attacco di una posizione tenacemente difesa ", un bel battimani... ma il bacio la mamma del sottotenente molto commossa lo diede alla compagna che le donò un mazzo di rose e a me…. niente….Una grande delusione e un'ingiustizia davvero, non credo di averglielo perdonato mai a quella signora pure così gentile e con questo credo di avere finito con i ricordi scolastici. E qui invece devo aggiungere qualcosa di nuovo, si perché dopo…60'anni..ecco che...complice facebook, mi contatta un'amica, una compagna di scuola che con me ha frequentato la classe quarta e quinta elementare, io continuo a chiamarla così perché che significato ha il voler cambiare Elementare in…Primaria..quale Primaria! A mio modesto parere,  la prima scuola è la famiglia. Elementare no, che chi la segue nell'educazione dei figli debba continuare tale opera ma non voglio sembrare..pedante, vi stavo invece raccontando di facebook:   talvolta se ne parla male perché dipende sempre dall'uso che una persona fa delle cose ma sentirmi interpellata…"Sei tu la Caterina che abitava in via tal dei tali , un po' prima della mia casa? e ti ricordi quando a scuola andavamo…"..pedibus calcantibus.." altro che scuola-bus…". Si amici una vera gioia ritrovare non solo una compagna ma un'amica, una  vicina di casa, diventata anche lei insegnante e come me in pensione e non solo, anche collega del mio vecchio maestro Mina….è stata anche insegnante di mio nipote Flavio…ragazzi queste si che sono….emozioni davvero sincere che non hanno  prezzo, come lo fu quando mi cercò l'amico di Ombriano: Tino Arpini. Ora ci sentiamo regolarmente e ci scriviamo. A lei piacciono le mie poesie ma soprattutto si ricorda di tutta la mia famiglia e questo è quello che conta maggiormente per me, inoltre, sicuramente avrà modo di rinfrescare la mia memoria in merito non solo a quegli ultimi due anni scolastici ma anche di altri episodi della mia famiglia, oh! quasi dimenticavo la cosa più importante, non vi ho detto come si chiama: Alice…..Alice Gregorini, non è un bel nome? fa subito pensare alle favole…..Alice….sento che mi porterà tanta serenità e fortuna….a presto..vi…aggiornerò mentre continuo, se non vi secca leggere la mia storia ….A domani!   



LA CHIESA DI CASBENO

Con noi nel frattempo era venuto  ad abitare a Varese anche il  padre di mia mamma, il nonno Giuseppe ( mi sembra di averlo descritto nella poesia "C'era una volta "che chiude la raccolta Vorrei…."..alto e segalino.."),  ben diverso dal ricordo che avevo invece di mio nonno Agostino rimasto sepolto nel cimitero di Ombriano. Al nonno Giuseppe piaceva masticare il "toscano" e mio padre mal sopportava il fatto che ogni tanto, credo sia una cosa normale per chi fuma il toscano, di…sputare, ma non ha mai brontolato, si limitava a sbuffare. In undici però non era facile andare avanti così appena finita la scuola insieme a mia sorella Teresa, andammo a lavorare in una maglieria a Bobbiate…quattro volte al giorno la strada..tagliando per i campi sempre..pedibus calcantibus…però..c'erano tanti bei filari d'uva da attraversare e molte piante di pere…dolcissime e ne approfittavamo…anche qualche gridata di contadini abbiano preso, mi pare che ci pagassero forse 50 lire alla settimana ( chiederò a mia sorella che ha una memoria migliore della mia ) non erano un granchè ma sempre meglio che niente. La maglieria era di due sorelle e se non ricordo male, non erano sposate ma anche quello è stato un bel periodo di ..tirocinio e noi lavoravamo al suono della radio ascoltando Giacomo Rondinella, Taioli, Villa, Flò Sandos, Latilla..Tonina Torielli insomma i cantanti dell'epoca e le scenette che facevano alla radio Raimondo Vianello e seguivamo le cronache del Giro D'Italia….un bel periodo in fondo. Poi ci trasferimmo in centro Casbeno..all'ombra del campanile, si perché papà per un certo periodo fece il sagrestano della chiesa e il parroco ci aveva dato i locali, all'inizio proprio attaccati alla torre campanaria…vi lascio immaginare ogni volta che l'orologio caricava per le ore…rimbombava tutta la casa, specie le camere da letto che erano proprio confinanti con il campanile. Credo che siamo rimasti lì non più di tre o quattro anni perché papà con il busto che portava non poteva suonare la campana  più grande e ai miei fratelli scocciava dover rinunciare alle uscite domenicali pomeridiane per suonare all'ora stabilita le campane…ma noi ci divertivamo un sacco ad …appenderci e a lasciarci trasportare fin quasi al soffitto in legno ( quante testate…)…La chiesa era molto bella, con grandi navate, l'organo e un altare in marmo ai lati del quale c'erano due grandi angeli bianchi…ma nelle foto nuove che ho trovato, gli angeli e i busti in argento dei Papi o Vescovi ho visto che non ci sono più...non ci sono più perchè confondevo i ricordi..i busti erano di Ombriano e non di Casbeno...

Come si vede nell'immagine…i miei..angeli sull'altare non ci sono più…e pensare che li ho spolverati tante volte insieme a mia sorella Teresa, il mio era a sinistra. A Casbeno c'erano anche le suore e un oratorio che funzionava benissimo..si andava per il catechismo e poi in chiesa ma le suore avevano anche una bella Biblioteca e noi andavamo spesso a prendere i libri e a riportarli..quanti ne ho letti..Il Segreto del Pascià….La Portatrice di Pane..Il Fabbro del Convento….Lo Scrignetto della Regina…quest'ultimo l'ho letto talmente tante volte che l'ultima pagina non l'ho più dimenticata ( credo fosse di Dumas )…" si papà, mi dice mia figlia, ma è solo per la Regina che hai corso tanti pericoli? Non rispondo, guardo la mia sempre bella Maria seduta di fronte a me e intenta a ricamare e  le sorrido, anch'essa mi sorride e negli occhi le splende la divina luce dell'amore"….Bei tempi e bei ricordi..Intanto avevo iniziato a lavorare proprio vicino a casa e siccome crescevamo in…salute e sempre con tanta fame, mamma era costretta a nascondere il pane..e quando arrivava mio fratello Natale che aveva una bella voce da tenore, lo sentivano tutti per la via cantare " Cortigiani vil razza dannata…"( un'aria del Rigoletto che non c'entrava niente )..ma noi lo sapevamo che si riferiva al pane…nascosto e ci affrettavamo a servirlo e quanti bei cori con lui ( ho ancora delle minicassette registrate ). Quando iniziarono a costruire una grotta per la Madonna di Lourdes e a scavare vicino alla chiesa…trovarono tante ossa, normale visto che un tempo i defunti venivano seppelliti nelle chiese ma noi ragazzi e ragazze, tutti li a cercare di ricomporre gli…scheletri..un po' macabro a pensarci ma per noi era diventato un gioco…a pensarci ora che fine hanno fatto? le avranno seppellite altrove? Chissà….Credo fosse il 1956 e scrissi la mia prima poesia a mia madre, se non ricordo male era così: 


La mamma ha un dolce cuore
tutto ripieno di un grande amore,
sgrida la bimba capricciosa
che ubbidir non vuol
e che soffrir la mamma fa
facendo soffrire il suo cuor.
Passano gli anni, passano e si muore
ma su quel dolce cuore
dove un tempo si posava un bimbo
non c'è più nulla per la vecchia madre
solo un grande amor per un nuovo figlio.
La mamma è un angelo divino
che protegge il suo bambino.

I primi approcci alla poesia e in verità non  è un granché  ma come sempre il cuore scrive quello che sente e dopo di questa ne scrissi una alla piccola Laika inviata con lo Sputink sulla luna……( domani andrò ancora avanti..). La "strada" verso la poesia è iniziata con il mio ingresso in una fabbrica, una maglieria gestita da due sorelle e poi assorbita da una ditta più grande. Eravamo un po' come una grande famiglia, ci conoscevamo tutte e ognuna faceva le sue confidenze, raccontavano tutto quello che facevano nel tempo libero. Io ero l'oca della situazione, avendo ricevuto una diversa educazione mi stupivo delle loro libertà, delle uscite domenicali o del sabato sera con questo o quel ragazzo ma non mi stupivo né mi scandalizzavo: loro..raccontavano e io..scrivevo poesie. E' nata così la prima raccolta, un quadernino che conservo "Stuzzicadenti", tutte dedicate alle mie compagne di lavoro e più tardi (2010), pubblicate in "Vorrei…" da Aletti Editore ( alcune state state anche premiate quando nel 2010 ho iniziato a partecipare ai concorsi di poesia).



La maglieria Cervo           


Ho lavorato tre anni in quella maglieria e prima in un calzificio che lasciai per farmi...suora! Si era stato sempre il mio sogno e avevo trovato un istituto tra Varese e Como che custodiva bambini di mamme che non potevano mantenerli: la domenica qualcuna veniva a trovarli...non tutte. Questa bellissima e antica villa, dono di una zarina che vidi solo una volta, era gestito dalla Signora Ravizza ; una signora molto buona, milanese, benestante, vedova e che sperava di poter creare attraverso questo centro un nuovo ordine di "suore". quindi non avevamo una divisa particolare ma solo i nostri vestiti. I miei genitori che avevano sperato in gioventù, papà di farsi prete e mamma di farsi suora, vedevano realizzato in me un sogno che era stato prima il loro, ma non posso proprio dire che fossero felici, la Signora Ravizza nel frattempo mi aveva iscritta alla scuola Commerciale che frequentavo regolarmente. Una domenica mamma venne a trovarmi insieme al suo gemello, lo zio Giuseppe, io ero seduta all'ombra di un bel pino a disegnare per terra con un bastoncino: la villa era piena di alberi secolari e di grandi cespugli di azalee, molto bella, mi sentivo beata, in pace, i bambini erano con le loro mamme...ero felice ma quando rientrarono a casa lo zio incominciò a dire che mi aveva trovata triste, che non era un luogo per me e tante altre storie che convinsero mia madre a tornare la domenica successiva a prendermi definivamente...obbedire si doveva e io ubbidii e così si concluse la mia esperienza come suora e alla quale ho dedicato la  poesia 
"QUEL CHE VOLEVO ALLORA"


Avevo un grande sogno da bambina,
volevo farmi suora, missionaria,
avrei così  girato tutto il mondo,
e  convertito al Vero  molte genti.
Sarei tornata poi di tempo in tempo
a casa, a salutar tutti i parenti.

Mi immaginavo già un vestito bianco
con la medaglia azzurra sopra il petto,
lunga la gonna, giù fino alle scarpe
i capelli nascosti da un  veletto,
solo l’immagin di Maria vedevo,
sognando ad occhi aperti nel mio letto.

Ma il tempo passa e i sogni non per tutti
s’avveran e restan nel cassetto
se li hai solo perseguiti per diletto.
Ma io ci credevo, ero sicura, anche adesso
 che non sogno ad occhi aperti,
ogni tanto lo dico che volevo,

volevo farmi suora per davvero.
Sellia Marina 30 Gennaio 2011
E così tornai a lavorare ma prima con la scusa di farmi fare "esperienze" diverse, la mamma mi mandò a fare la Vigilatrice in Colonia ad Igea Marina, conosceva la Direttrice del C.I.F. di Varese e benchè non ne avessi l'età, perchè occorreva essere maggiorenni, mi presero comunque. I colleghi e le colleghe erano tutti insegnanti e svolgevano questo compito in estate per racimolare uno 0,05 punti ( tanto veniva valutato un mese di servizio per loro ) per la graduatoria degli incarichi e supplenze.
Vi avevo già detto che Igea Marina è stata...fatidica perché è proprio lì che mi vide per la prima volta quello che diventò il mio caro marito e mi risulta che il primo apprezzamento fu " perché non si butta quella stupida",  riferendosi al fatto che stavo sgridando alcuni bambini che evidentemente facevano capricci. Lui invece era venuto ha trovare sua sorella Rosalba con un'altra sorella, Maria, la più grande, tutte insegnanti come lui e Rosalba era con me in veste di vigilatrice. Direi che come primo apprezzamento non era male che dite? ma il caso volle che il giorno del rientro Rosalba avesse una febbre da cavallo e l'accompagnai a casa sua, a Gallarate e il ritorno a casa mia a San fermo lo feci proprio sulla sua Vespa. Per farla breve, mi colpì per la strada l'essersi fermato per darmi un foulard tolto dal bauletto del mezzo perché il vento scompigliava i miei capelli ed ancor più quando giunti a casa mia non trovai nessuno ad aspettarmi, ma non si scompose, mi accompagnò prima da una mia sorella in Via Marzorati, sorella Agnese che non trovai e nuovamente a San Fermo. Dentro di me pensavo che a quell'ora i miei fratelli o parenti mi avrebbero ...depositato alla porta e tanti saluti a casa ma lui continuò ad aspettare fino a quando non arrivò mia madre, solo allora se ne andò.Non dimentico che durante la salita verso San Fermo, ironizzò un poco "..Posso stare tranquillo che non uscirà qualche fidanzato con qualche arma?", Negai ovviamente e per convincerlo gli assicurai "Non c'è pericolo, io ho intenzione di farmi suora". Fece una... grossa e direi grassa risata e mi rispose " Scommetto che entro un anno sarà in giro con un fidanzato e su una moto?". Continuai a negare e non capii nemmeno la sua allusione...parlava di sé e della sua vespa ma io ero in quel senso un po'...tarda a capire, inoltre, in quel girovagare da San Fermo alla Brunella, gli avevo mostrato il mio posto di lavoro al Maglificio Cervi: per lui equivaleva ad un appuntamento tant'è che il sabato successivo uscendo dal lavoro alle cinque era lì con moto e sorella Rosalba per ringraziarmi. Di che cosa? Era ovviamente una scusa e la domenica successiva ancora tornò con Rosalba che si premurò d'informarmi che lui era fidanzato, che la ragazza stava per arrivare dalla Sicilia, che dopo sette anni si pensava al matrimonio...etc. etc. ma a quel punto ero già innamorata di lui e in casa fu tempesta per parecchio tempo..." ..Come fa a piacerti quel terrone lì...non vedi come è brutto?...E' vecchio per te...Prima volevi farti suora e adesso vuoi fidanzarti con un terrone che ha quasi 12'anni più di te..." Etc...etc....La " ruggine" con i terroni aveva origine dal fatto che per molti anni mamma aveva fatto la domanda per le case popolari  e benchè noi fossimo tanti, sette figli non bastavano, all'ultimo arrivava prima una famiglia meridionale che ne aveva otto e ce la soffiava, inoltre, trasmettevano in quegli anni Mastro Don Gesualdo, ancora in bianco e nero e mio padre era convinto che la Sicilia fosse ancora come presentata nel film. Ovviamente questa animosità cessò presto e mio marito fu sempre il genero preferito da mia madre e da mio padre perchè sempre disponibile a portarlo dove voleva. Lui era fatto così e anche i miei erano fatti così.


  

12 commenti:

  1. E' meraviglioso potersi sentire legati, oltre che a una splendida famiglia, anche a una terra, un paese d'origine. Le radici costituiscono una parte fondamentale del vissuto di ognuno. Un racconto personale scritto in modo fluido e carico di emozione.

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  2. Grazie Flox per la tua attenzione...ho appena....incominciato...ho tanti meravigliosi ricordi... perché quelli dell'infanzia sono così...importanti.ma continuerò....

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  3. E ho ancora tante cose da raccontare cara Angelina..a poco a poco spero di...farcela..una vita è..lunga per quanto cerchi di....sintetizzarla con un briciolo di...ironia

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  4. Sono ombrianese e vivo ancora qui. E' molto bello sapere che questo paese senza pretese ha dato i natali ad una persona così "ricca".

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  5. Mio caro Anonimo amico, ti ringrazio per la visita...Ombriano è sempre nel mio cuore..come dire.."...come più m'avvicino all'altra sponda...."i ricordi si fanno sempre più ...pungenti...forse per la fanciullezza che non c'è più..forse per i tanti amici e parenti scomparsi...l'ultima volta che ci sono stata ...in occasione del mio matrimonio...quando ho portato i confetti..quindi..48 anni fa..ma io abito lontana da un pezzo mentre le mie sorelle più fortunate ogni anno vengono..per il cimitero o per i..tortelli di Crema che mamma ci faceva sempre per ferragosto....che nostalgia...Ma anche loro adesso sono grandi e non sempre il tempo concede di viaggiare e venire quando lo desiderano...Credo che siamo stati in pochi a partire da Ombriano e non credo che qualcuno abbia scordato mio padre Michele.. se conosci qualcuno dei miei parenti...fammelo sapere..un abbraccio e grazie per la tua visita

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  6. Alice Gregorini22 agosto 2014 10:56

    Io ero tua compagna alle elementari di Casbeno e ricordo con affetto te e la tua splendida famiglia ti invidiavo un po' perché avevi tante sorelle: Agnese, la più grande e la più bella, Teresa sempre gentile e disponibile e Speranza minore di poco di noi e, sì un po' rompiscatole poi la piccola e dolce Mariapaola, io invece non avevo sorelle sì anch'io due fratelli maggiori che mi volevano bene ma pensavo che avere tante sorelle fosse una fortuna!

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  7. Cara Alice, non sai con quanta gioia ho letto i il tuo messaggio su facebook prima e ora qui in questo angolo che ho creato per me e per gli amici che vogliono visitarlo, è un po' come ritrovare le proprie radici che non abbiamo mai tagliato né si vuole farlo…la memoria di quello che siamo state è quanto ci rimane di un periodo, quello scolastico, che non si può dimenticare. Noi eravamo in sette come sai, ora i miei fratelli non ci sono più…quella che chiami Speranza è mia sorella Rosa che ha due anni meno di me..ma è con la più grande, Agnese che ci sentiamo più frequentemente…..le ho già detto stamattina di te per telefono…A risentirci carissima e grazie per questa visita…torna quando vuoi

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  8. Alice Gregorini23 agosto 2014 16:10

    Brava, Caterina , che ami mettere per iscritto i tuoi ricordi e le tue emozioni! Sto leggendo le tue poesie e sì i premi che hai ricevuto sono davvero meritati! Continua a farlo , leggerti rasserena!

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    1. Grazie Alice, spero di poter tornare per una visita a Varese, così potremo dopo tanti anni incontrarci. Grazie anche del ricordo della mia famiglia

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    2. bellissimi e molto sentiti questi ricordi. Pare di riviverli anche se non si è mai stati in questi luoghi...

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    3. Grazie cara Gisella per questa tua visita....e per l'apprezzamnto a questa pagina che mi è molto cara e che devo...continuare.....

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