Scorre la sabbia fine,
scorre lentamente
scorre senza guardare
scorre senza sostare
scorre la sabbia dunque
Ogni granello è un giorno
Che fugge a riposar nella memoria
Vedere non puoi
Il lato superiore
Contare non puoi
Quanti mancano alla fine
Solo i granelli
Sanno quando è finita,
quando la fortuna
sarà esaurita
Osserva quei granelli
Sono la tua vita
Grani chiari
I tuoi giorni migliori
Grani scuri
I tuoi giorni amari
Grani lucenti
I tuoi amori intensi
Grani trasparenti,
i tuoi giorni trionfanti
granelli opachi
per i giorni sprecati
grani colorati
i giorni più amati
contali ora quei giorni
contali tutti assieme
non separare i giorni scuri dai giorni chiari
prendili tutti assieme
riempitene le tasche
portali via con te
perché i tuoi giorni
sono ricordi
con gli stessi colori
dei granelli di sabbia
delle altre clessidre
sulla tua stessa spiaggia
quelle stesse clessidre
che ora mesto saluti
con rimpianto guardando
quelle piccole sfere
scorreranno da sole,
mentre sorte inumana
i granelli sottrae
a quel poco che resta
nella sfera nascosta
che ora pesi con ansia
per poter divinare
quanta sabbia ti resta... M° Corrado Martorana
Nel primo giorno del Giugno dell‘Anno Domini 2026
Ultima Finestra,
Pianeta Terra
Una poesia delicata, una disamina profonda sulla fragilità umana che apre varchi di senso e di significato nel declinare malinconie di vita e raggi di speranza. Una lirica in cui il poeta viaggia dentro la sua anima, quasi in mistico raccoglimento, a voler riesaminare e ripercorrere il filo logico della sua vita e lo fa attraverso il lento e meccanico scorrere dei granelli di sabbia finissima nella clessidra che segnano il fluire del tempo, del suo tempo. Un viaggio senza veli ma anche senza disvelare la malinconia di un presente a cui il poeta si affida completamente con quella forza propulsiva che si rivela in un percorso di maturazione, di accettazione e persino di liberazione…. Espressione di un’anima che lotta tra sentimenti e ribellione ma anche amore per la vita, desiderio di trascendere gli stessi elementi dell’esistenza rifugiandosi nel passato e nei ricordi ma dando a questi elementi la parte più intima di se stesso. E il poeta annota, ricorda, ripercorre, affastella, insegue e cerca, attraverso i ricordi, quell’equilibrio stabile in cui la sua fragilità e i suoi limiti non siano più debolezza, ostacoli, divieti ma tempra d’acciaio della sua anima. Una lirica in cui il tempo è protagonista ma non più tiranno, uno scorrere di giorni, ore, minuti miscelati e deflemmati dall’alambicco dei ricordi, a ripercorrere una vita costruita a piccoli e grandi passi, senza sconti, senza scorciatoie ma anche senza rinnegare o rimpiangere…Tutto è un panta rei nella poesia, uno scrosciare di versi limpidi, chiari, potenti che, come lame affilate tagliano una tessitura poetica raffinata quanto cruda, in cui il dolore trova pace e diventa accettazione. Il poeta sembra quasi accostarsi “all’Amor Fati” di Nietzsche accettando, il suo destino e la vita con tutti i suoi “grani trasparenti, grani scuri, grani lucenti” senza separare i giorni di gioia da quelli del dolore. Una concezione, la sua, ben lontana dalla “ Noluntas “ di Schopenhauer, dall’atteggiamento di rinuncia alla vita anche se “ sorte inumana / i granelli sottrae / a quel poco che resta / nella sfera nascosta…” Versi e parole morbidi, di icastica, magistrale profondità che, come chiodi, si conficcano sotto la pelle a fermentare un’emozione unica. Una poesia di rara intensità espressiva, che accarezza le tenere e malinconiche atmosfere del Pascoli accogliendone il flusso emotivo, una lirica che svela l’accettazione evangelica della vita che non diventa rassegnazione passiva ma scelta consapevole anche quando le prove diventano insormontabili. Una poesia unica questa di Corrado Martorana, che si configura come una fanopea, come una poesia ricca di immagini evocative, in cui i versi, limpidi, onesti, vibranti, intrisi di quella stessa discrezione formale e quel pudore dei sentimenti, che richiamano il clima emotivo del Montale. Una poesia “ La mia clessidra “ che nasce “ ab imo pectore” dal profondo del cuore, la poesia di chi sa riconoscere la propria intimità e, richiamando la tela dei ricordi, delle emozioni sopite, dei sentimenti provati, ricompone la mappatura della sua anima, della sua forza morale attraverso la quale il poeta dispiega il suo canto consapevole che “ Tempus edax rerum “ il tempo divora ogni cosa come quei granelli invisibili di sabbia che scorrono nella clessidra che ora lui pesa con ansia per capire quanta sabbia ancora resta…. Una poesia intrisa di silenzio e verità, carica di una straordinaria forza suggestiva che attesta, ancora una volta, il grande carisma di Corrado Martorana
( Francesca Misasi)

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