Camminammo, arse dal sole ardente
a capo chino, sotto pioggia battente
e vento che ti spoglia mentre infuria,
ti volti appena per veder chi segue
strisciando i piedi, trascinando bimbi
mani adunche abbracciano la sabbia
che non muta: è
sempre la stessa ad ogni duna.
Deserti attraversati, scorpioni appesi ai calzari,
e poi schiacciati, profughe noi, figlie di un Nume
che spinge ad
una spiaggia, forse la salvezza!
Ma piccola è la barca, vasto il mar che la circonda
infuria la tempesta, s’innalza sull’acqua, talor
sprofonda
gonfia di gocce,
grida soffocate, lacrime versate,
asciugate da un
turbine che ci flagella.
Quale fu la speranza che c’illuse?
Paria noi d’un mondo dove l’uomo
è baratto a chi offre più monete,
donne vendute come buoi e bimbi
che sempre han le pance vuote…
se sei bella, un marciapiede aspetta le tue grazie
fosse sol quella la sorte che ci aspetta!
Ma camminammo con la speme in cuore
a testa bassa, senza far rumore fino al mare,
sarà madre benigna oppur matrigna
se tra i
profondi abissi ci raccoglie,
e il Fato avrà soddisfatte le sue voglie.
Sellia Marina, 13 settembre
2015
Premio Aspromonte città di Molochio, 9 Settembre 2023- Menzione speciale alla poesia singola inedita.

