G.Pascoli

" ...IO SONO LA LAMPADA CH'ARDE SOAVE! NELL'ORE PIU' SOLE E PIU' TARDE,NELL'OMBRA PIU' MESTA, PIU' GRAVE, PIU' BUONA O FRATELLO!...." G.Pascoli

domenica 10 giugno 2018

" VERSI PER ALDA"


Il viso  pensieroso scruta indugia,
la mano al mento posa e forse
ti dicon quelle rughe
che alla fronte sembran dipinte,
che copron dei ricordi le sue ombre

Poca luce vien dall’orizzonte.
Tanti i gradini per salire in alto
con ogni tempo ed ora stanca
la piuma attende ancora la sua mano

ma spento è lo sguardo
e perso il suo sorriso,
altro cammino cerca, altra
“Carne degli angeli” inserire

perché lei non ha “ Paura di Dio”!.


Sellia Marina, 9 Giugno 2018 

mercoledì 30 maggio 2018

COME BRUNO

Piangono lacrime i muri della grotta
scivolano sul saio che lo ricopre
graffiati i ginocchi dalla nuda pietra
nulla egli vede o ode,

le mani son giunte già in preghiera.
Curve le sue spalle ove la croce
insieme a Cristo porta, la solleva
per dar ristoro all’uomo ed al cammino

che dee percorrer come pellegrino.

Il lume della Fede è la sua luce
i grani del rosario il solo pane
che nutrono il veggente e come Bruno
dovremmo tutti insieme perdonare

Ogni viltà commessa oppur subita
ogni offesa recata o ricevuta,
siamo fratelli inclini alla violenza
dovremmo invece amarci e costruire
un mondo migliore, Bruno lo vuole!

Sellia Marina, 30 Maggio 2018

giovedì 24 maggio 2018

REGINA MADRE


Come un fabbro ha forgiato monili,
cesellato, inciso quadri preziosi
ed or s’appresta con il capo chino

sopra diademi che saran corona
alla Madre Regina che intercede
per tutti noi e per chi non ha fede.

Ferite profonde ha la sua tela
non le ha curate il tempo o l’artigiano,
sanguina ancora il cuore della Madre
che non disdegna chi a Lei s’affida.  
                                                    
Ora nuovi diademi alla sua fronte

brillano, come il sole dentro il mare,

come le stelle all’albero di Natale…

anch’io m’inginocchio per pregare.



Sellia Marina, 16 Dicembre 2016



Al Maestro Michele Affidato- Creazione dei nuovi diademi alla Madonna 
di Czestochowa


lunedì 21 maggio 2018

COME LOHENGRIN

Perché racchiuda il sangue salvatore
t’ho preparato un calice, Signore,
vi mesceranno il vino e un poco d’acqua
a quella aggiungerò solo il mio cuore.

Il calice lo so, è sempre amaro

per questo l’ho cosparso di topazi
azzurri come il cielo, come il mare
perché allevino un poco i tuoi dolori
riveston l’argento e l’oro fuso

ma il calice lo so, è sempre amaro

Signore, come Loengrin  l’ho custodito
prima di deporlo al tuo altare,
e rimarrà alle genti come leggenda
d’un anno Giubilare che ho inciso

per Te che m’hai sostenuto ogni momento.

Sellia Marina, 01 Settembre 2017
Al Calice Giubilare creato dal maestro Orafo Crotonese Michele Affidato per la Madonna di Czestochowa
Premiata dalla Universum Academy Switzerland, 20 Maggio 2018

giovedì 17 maggio 2018

GOCCE DELLO JONIO

Preziosi monili creati, cesellati
con paziente cura, con arcana fede,
chino sin quasi a notte e fondere
stelle preziose e dentro, un po' di mare.

Gocce dello Jonio luccicanti
porteranno oltralpe una missiva,
trentasei topazi azzurri
racchiusi nell'oro della filigrana.

Pregava che la mano non tremasse
mentre ad una ad una deponeva
centocinque perle del diadema.

Piccoli angeli in preghiera
sorreggon  la corona, lieve al bimbo,
ma più grave sarà in mente alla Regina
or che il suo genetliaco s'avvicina.

Oh! Voce di due popoli in preghiera
unisce due madonne nere, esulta,
supplica e ancor spera, Maria

che i diademi creati da Affidato
inondino di luce le Nazioni, le accomuni,
le allieti ed  una sola voce risuoni,
(da Crotone a Czestochowa gemellate)

Ave Maria! Nei secoli, così sia.

Sellia Marina, 22 Maggio 2017
Al Maestro Affidato: diademi creati per la Madonna nera di Czestochowa, e il gemellaggio con la chiesa di Crotone. 

Componimento che commuove Gocce dello Jonio. I versi conducono il lettore in un viaggio reale e allo stesso tempo contemplativo. Dai lidi ionici alla terra lontana di Czestochowa, un viaggio d’amore e di speranza, che vede dei missionari d’eccezione, le gocce dello Jonio luccicanti, i diademi creati da Affidato. Sono i preziosi monili a portare oltralpe una missiva. E il componimento si fa preghiera che contempla una realtà tanto sperata, l’unità dei popoli, per cui esulta, supplica e ancor spera la Regina – spera che anche questi trentasei topazi azzurri inondino di luce le Nazioni, le accomuni, le allieti ed  una sole voce  risuoni, Ave Maria!
Gocce dello Jonio, come le gemme preziose sul capo della Regina, come i versi commossi della poetessa.
 ( Dott. Maria Spagnuolo )






mercoledì 9 maggio 2018

ANGELI IN VOLO

Perdermi  in quel tunnel forse potrei,
vibra  ancora l’illusione di momenti
dove gli attimi infiniti sono tanti.

In molti aggrappati a una ringhiera,
come fa il ragno con la ragnatela,
impalpabili e invisibili ormai
oltre la volta giunti a carezzar l’eterno

senza più scarpe, senza più veli
scivolan su marciapiedi trasparenti
entro dirupi e fronde senza sponde.

Io resto qui dove l’azzurra volta
protegge i sogni, placa la violenza
che sdrucciola fra una macchina
e lo  stridere  dei freni.

Sellia Marina, 17 Giugno 2016
A tutte le vittime del Ponte Morandi
Pubblicata nell'Antologia Poetica  " Gocce di memoria" 2018
Foto “ Direzioni invertite” di Franco Foglia

sabato 5 maggio 2018

OGNI FIORE T'ACCOGLIE

Del tempo ch’è trascorso si pesante
non resta nulla in bocca dell’amaro
c'hai masticato, fra quattro inverni,
primavere a lume fioco, otto mesi di fuoco,

quasi un parto ed oltre, sedici giorni
dietro vetri oscuri, lacrimaron i muri
nell’attesa di quei lunghi undici minuti,
che quasi eterna parea discesa.

Or che nessuna ombra adorna il fronte
splendido riappare quel sorriso
che fanciullesco ti abbellisce il viso,

illumina la casa che risplende,
ogni fiore t’accoglie, ed il profumo spande
benedicente… non sei partito come mendicante…
né per la strada hai raccolto viole…

Tanti rovi hai trovato, molto hai camminato
consumato le tue suole per le vie
che non eran le nostre, ma solo tue.

Ora non sei più solo, il cuore è franco,
solide le spalle ad ogni passo,
t’abbiam seguito sempre…
senza nessun sorpasso!

Sellia Marina, 29 Aprile 2018
Al mio bel Gabriele

lunedì 23 aprile 2018

TI DONERO' I MIEI OCCHI


Ti donerò i miei occhi e la lor luce
sarà faro al tuo cammino errante,
vedrai, anche nel buio della notte
brillare stelle appese nella volta.

Ogni petalo ancor carezzerai
e il lor profumo sparso nel giardino,
dentro i miei occhi il bianco gelsomino
rifletterà, spanderà  luce sul  tuo viso.

Vedrai con me sorgere il sole,
l’aurora che incede, precede l’alba,                                          
la natura che intorno ti risuona
e con il cuore ogni giorno ringrazierai.

Tutto questo ed altro più vedrai 
con i miei occhi,  
gli occhi ch'io ti donai!

Sellia Marina, 10 Aprile 2017
Concorso " I tuoi occhi senza di me", Premio "Franco Mantuano", S. Maria Capua Vetere, 21 Aprile 2018

giovedì 19 aprile 2018

LA MIA ATLANTIDE

Nel silenzio, quando la luna eterna
palpiti lievi, come lumi appesi al cielo,
infinita mi pare questa volta silenziosa
piena di cuori gravidi e in attesa.

Soffi di zefiro che spira, ali vibranti,
mi risuonan, sussurri vaganti d’emigranti
da una stella a un astro che non brilla,

eppure, luce ricade ma il piatto è senza posta
mai eguale, meglio seguire l’onda
che inargenta ogni goccia che si specchia in mare.

E nel profondo, dove i coralli fan mura alle correnti
riscopro la mia Atlantide perduta
anch’essa dorme al lume della luna,

appena i raggi solcheranno l’acque
tornerà a vivere, indomita, eterna,
nel ricordo di molte vite erranti.

San Lazzaro di Savena, 28 Luglio 2016 

Atlantide, un nome, una città, il mito che affascina autori di ogni tempo. Atlantide, sei veramente perduta? Sei stata veramente ingurgitata dagli abissi? Leggendo questo componimento ci si consola, fornendo a noi stessi la risposta che parla di un’immortalità che qui non viene più relegata al mito, al gusto del racconto, ma ad un sentire che va oltre ogni capacità di raccontare e di raccontarsi. La riscoperta di Atlantide è appunto nel profondo di un mare che l’autrice conosce bene, il pensiero, che s’inabissa in sensazioni e sentimenti che lasciano emergere nei suoi lettori la mirabile estasi leopardiana: naufragar m’è dolce in questo mare.
È il silenzio la condizione che conduce la poetessa a tuffarsi in un mare di sensazioni: visive, nelle immagini della luna, della volta silenziosa e della stella, e dell’astro che non brilla; uditive, nei palpiti lievi, soffi di zefiro, nelle ali vibranti, nei sussurri d’emigranti. Tali sensazioni, a loro volta, evocano esperienze di vite vissute e esperienze di dolore (cuori gravidi) e di speranza (in attesa), cui seguono i sussurri vaganti d’emigranti: sembra che in questo silenzio notturno e lunare il pensiero umano sia in grado di percepire miriadi di esistenze che come suono raggiungono l’autrice sotto forma di sussurri o palpiti lievi, suoni talmente indistinti che il pensiero ha necessità di prefigurarli: come lumi appesi al cielo.
In questo vortice di sensazioni, l’autrice fa l’esperienza di ritrovare Atlantide: se la luna si riflette nel mare in un’immagine che rimanda al piatto di una bilancia che non può pendere né in un verso né in un altro, avverte l’esigenza di abbandonarsi alla forza dell’onda. Che sia stata giustizia o meno poco importa: la superba Atlantide è sommersa, ma dorme al lume della luna, quasi protetta, gelosamente custodita dai coralli che fan mura alle correnti. E un anelito di speranza giunge nell’ultima strofa: risorgerà Atlantide, indomita, perché le intemperie non l’hanno sepolta del tutto quando può rivivere nella contemplazione di chi può sentirne ancora le voci; eterna perché la poesia la rende tale. La luna “eternatrice” (v. 1) diviene così, nell’ultima quartina, simbolo stesso della poesia: è risorta Atlantide, tra i versi di un bellissimo componimento.
 ( M. Spagnuolo )
Premiata dall'Ass. Alberoandronico", XI Edizione,- 9 Marzo 2018 

lunedì 12 marzo 2018

COLTRE DI RUGIADA



Caldo sole apre le corolle,
petali sottili, fini, come ragnatele
ondeggianti al vento che le scuote.

Par che come onde insieme vanno
lungo sentieri di malinconia
s’apre una via ove non c’è speranza
né intravedi un altro crocevia.

Lasciami questa coltre di rugiada
ove m’avvolgo dentro ad una cuna
riposerò di certo  finché l’alba
risveglierà il mattino…

riprenderò di nuovo il mio cammino.

Sellia Marina, 7 Marzo 2018