domenica 24 settembre 2017

SIGNOR D'ANTICO STAMPO

Sei partito così all’improvviso
che il tempo per saluti non c’è stato, amico,
hai lasciato dietro te un grande vuoto
non rivedrò il sorriso, che sempre regalavi
a chi la mano tendeva, lo sguardo tuo sincero
sopra il viso, scrutar pensoso sopra testi ingialliti,

ricercati, con gran cura custoditi,
un numero sul dorso per trovarli
per rendere più facile ricerca, inventariati,
catalogati, lasciati alla memoria di chi cerca

come tu hai fatto, le impronte della storia.
Eredità di affetto e conoscenza hai lasciato,
meraviglia chiusa in un forziere
se l’apro, ancor riversi il tuo sapere.

Ora amico, signor d’antico stampo
t’affido entro una scatola leggera
perché non gravi lungo il tuo cammino
anche il dolore mio, portalo al Signore

Lui saprà farne come suole, quel che  vuole.

Sellia Marina, 28 Settembre 2014


Al Dott. Antonio Benefico, storico, studioso, amico e membro dell’Accademia dei
Bronzi,  un "Signore d'altri tempi", che il 25 settembre 2014 ci ha lasciato. Mi piace pensare che continuerà a vegliare, in qualunque cielo si trovi, su tutti gli amici che ha lasciato in questa…"valle di lacrime". 
(Nella foto,  Il Dottor Benefico al III Premio Merini, Hotel Guglielmo-maggio 2014 )

venerdì 22 settembre 2017

ANNIVERSARIO



Son trascorsi sei anni e sembra ieri
che sei partito senza salutarci
un viaggio sola andata e dove sei
non si vendono biglietti del ritorno.

Mancano sempre i tuoi brontolii
le risate, le dotte citazioni
la tua voce stonata e un po' stentorea...
Ma non era una voce da  padrone!

Sapeva essere dolce all'occorrenza
spiegare con chiarezza e far capire
anche a chi un poco d'intelletto manca
quello ch'è necessario imparare.

Parlano ancor di te, non t'han scordato
neppure chi è già grande ed ha famiglia
parlano del Maestro che hanno avuto
siam grate, ma non consola noi l'averti perduto.

Forse un poeta saprebbe dedicarti
un elegiaco canto, scriverti
quello che  la mia penna troppo scarsa
sa dirti solo "Caro, quanto ci manchi"!

Sellia Marina, 23 Settembre 2012

martedì 19 settembre 2017

COM' E' INGIUSTO IL DESTINO

Com'è ingiusto talvolta il destino!
A chi porge un bel vaso di miele
mentre ad altri un bicchiere di fiele.

Ma non sempre poi vince la sfida
chi ha salito  il gradino più alto
chi è rimasto ben saldo per terra
quello vedi, non è mai un codardo.

Chi arranca non senza fatica
per salire o discendere scale
ti dimostra che in fondo la vita
è una lotta tra il bene ed il male.

E' per questo che a te cara amica
ogni pena ti sembra più lieve
ogni attimo è sempre una sfida
ogni giorno una nuova fatica...

Ma tu non rinunciare!

Sellia Marina, 14 Luglio 2012



lunedì 18 settembre 2017

LA MIA ATLANTIDE

Nel silenzio, quando la luna eterna
palpiti lievi, come lumi appesi al cielo,
infinita mi pare questa volta silenziosa
piena di cuori gravidi e in attesa.

Soffi di zefiro che spira, ali vibranti,
mi risuonan, sussurri vaganti d’emigranti
da una stella a un astro che non brilla,

eppure, luce ricade ma il piatto è senza posta
mai eguale, meglio seguire l’onda
che inargenta ogni goccia che si specchia in mare.

E nel profondo, dove i coralli fan mura alle correnti
riscopro la mia Atlantide perduta
anch’essa dorme al lume della luna,

appena i raggi solcheranno l’acque
tornerà a vivere, indomita, eterna,
nel ricordo di molte vite erranti.

San Lazzaro di Savena, 28 Luglio 2016 

Atlantide, un nome, una città, il mito che affascina autori di ogni tempo. Atlantide, sei veramente perduta? Sei stata veramente ingurgitata dagli abissi? Leggendo questo componimento ci si consola, fornendo a noi stessi la risposta che parla di un’immortalità che qui non viene più relegata al mito, al gusto del racconto, ma ad un sentire che va oltre ogni capacità di raccontare e di raccontarsi. La riscoperta di Atlantide è appunto nel profondo di un mare che l’autrice conosce bene, il pensiero, che s’inabissa in sensazioni e sentimenti che lasciano emergere nei suoi lettori la mirabile estasi leopardiana: naufragar m’è dolce in questo mare.
È il silenzio la condizione che conduce la poetessa a tuffarsi in un mare di sensazioni: visive, nelle immagini della luna, della volta silenziosa e della stella, e dell’astro che non brilla; uditive, nei palpiti lievi, soffi di zefiro, nelle ali vibranti, nei sussurri d’emigranti. Tali sensazioni, a loro volta, evocano esperienze di vite vissute e esperienze di dolore (cuori gravidi) e di speranza (in attesa), cui seguono i sussurri vaganti d’emigranti: sembra che in questo silenzio notturno e lunare il pensiero umano sia in grado di percepire miriadi di esistenze che come suono raggiungono l’autrice sotto forma di sussurri o palpiti lievi, suoni talmente indistinti che il pensiero ha necessità di prefigurarli: come lumi appesi al cielo.
In questo vortice di sensazioni, l’autrice fa l’esperienza di ritrovare Atlantide: se la luna si riflette nel mare in un’immagine che rimanda al piatto di una bilancia che non può pendere né in un verso né in un altro, avverte l’esigenza di abbandonarsi alla forza dell’onda. Che sia stata giustizia o meno poco importa: la superba Atlantide è sommersa, ma dorme al lume della luna, quasi protetta, gelosamente custodita dai coralli che fan mura alle correnti. E un anelito di speranza giunge nell’ultima strofa: risorgerà Atlantide, indomita, perché le intemperie non l’hanno sepolta del tutto quando può rivivere nella contemplazione di chi può sentirne ancora le voci; eterna perché la poesia la rende tale. La luna “eternatrice” (v. 1) diviene così, nell’ultima quartina, simbolo stesso della poesia: è risorta Atlantide, tra i versi di un bellissimo componimento.
 ( M. Spagnuolo )

domenica 17 settembre 2017

"ATLANTIDE"


Soffuse intravedi le mura di cinta
che l’onda nel fondo confonde.
Chimera o realtà? Non si sa!

Tesori difesi da azzurri ippocampi
che danzano accanto a sirene sinuose
tra l'alghe di smeraldo e il rosso del corallo.

Scomparsa…svanita…inghiottita 
ma l’uomo ti sogna, ti agogna,
 predatore, e vuol riportare alla luce


un tesoro, che il mare geloso custode
ricopre, nasconde, confonde con l'onde.
Ma il raggio dell'alba ti svela…Atlantide...

Mistero e poesia ti anela!

Sellia Marina, 6 Luglio 2013




sabato 16 settembre 2017

AL TERMINE DELL'UNIVERSO


Ai piedi dell’arcobaleno, il cielo s’inchina.
Sgombro di nuvole e terso come cristallo,
riflette la terra che immensa s’estende

dal colle che sale sul  monte e discende
irrorata di luce, appena velata
da lampade accese sospese nel vento

 che spira e discioglie ogni neve.
Non s’ode il rumore dei passi
che lenti trascini ogni giorno

tra aghi di pino, castagni,
o forse son faggi che tagli
 e alle spalle tue gravano ancora

portandole al fuoco che accendi ogni sera.
Ai piedi dell’arcobaleno
 è il Termine dell’Universo. E il cielo s’inchina!

Sellia Marina, 14 Novembre 2011

Antologia "Parole di Vita"-IV Concorso "Vivarium"-"Lieve come una piuma", IV  classificata per la Sezione "Raccolta Poesie Inedite " Accademia dei Bronzi- Catanzaro-Ursini Editore.



Alla Giuria Dell'Accademia dei Bronzi e al Presidente Ursini un sincero ringraziamento.

sabato 2 settembre 2017

COME LOENGRIN


Perché racchiuda il sangue salvatore
t’ho preparato un calice, Signore,
vi mesceranno il vino e un poco d’acqua
a quella aggiungerò solo il mio cuore.

Il calice lo so, è sempre amaro

per questo l’ho cosparso di topazi
azzurri come il cielo, come il mare
perché allevino un poco i tuoi dolori
riveston l’argento e l’oro fuso

ma il calice lo so, è sempre amaro

Signore, come Loengrin  l’ho custodito
prima di deporlo al tuo altare,
e rimarrà alle genti come leggenda
d’un anno Giubilare che ho inciso

per Te che m’hai sostenuto ogni momento.

Sellia Marina, 01 Settembre 2017
Al Calice Giubilare creato dal maestro Orafo Crotonese Michele Affidato per la Madonna di Czestochowa

domenica 27 agosto 2017

GOCCE DELLO JONIO

Preziosi monili creati, cesellati
con paziente cura, con arcana fede,
chino sin quasi a notte e fondere
stelle preziose e dentro, un po' di mare.

Gocce dello Jonio luccicanti
porteranno oltralpe una missiva,
trentasei topazi azzurri
racchiusi nell'oro della filigrana.

Pregava che la mano non tremasse
mentre ad una ad una deponeva
centocinque perle del diadema.

Piccoli angeli in preghiera
sorreggon  la corona, lieve al bimbo,
ma più grave sarà in mente alla Regina
or che il suo genetliaco s'avvicina.

Oh! Voce di due popoli in preghiera
unisce due madonne nere, esulta,
supplica e ancor spera, Maria

che i diademi creati da Affidato
inondino di luce le Nazioni, le accomuni,
le allieti ed  una sola voce risuoni,
(da Crotone a Czestochowa gemellate)

Ave Maria! Nei secoli, così sia.

Sellia Marina, 22 Maggio 2017
Al Maestro Affidato: diademi creati per la Madonna nera di Czestochowa, e il gemellaggio con la chiesa di Crotone. 

Componimento che commuove Gocce dello Jonio. I versi conducono il lettore in un viaggio reale e allo stesso tempo contemplativo. Dai lidi ionici alla terra lontana di Czestochowa, un viaggio d’amore e di speranza, che vede dei missionari d’eccezione, le gocce dello Jonio luccicanti, i diademi creati da Affidato. Sono i preziosi monili a portare oltralpe una missiva. E il componimento si fa preghiera che contempla una realtà tanto sperata, l’unità dei popoli, per cui esulta, supplica e ancor spera la Regina – spera che anche questi trentasei topazi azzurri inondino di luce le Nazioni, le accomuni, le allieti ed  una sole voce  risuoni, Ave Maria!
Gocce dello Jonio, come le gemme preziose sul capo della Regina, come i versi commossi della poetessa.
 ( Dott. Maria Spagnuolo )






venerdì 25 agosto 2017

PACE AI TUOI GINOCCHI

Sulle ginocchia madre
appoggerò il mio capo,
sentirò la tua mano                                                              

sfiorare i miei capelli
pettinarli con le dita
e sciogliere con loro

anche il nodo della gola.
Ascolterò la tua voce                                                            
che una nenia mi canta

piano, con voce lenta
che quasi mi addormenta.
Che pace ai tuoi ginocchi!

Ascoltare e non sentire
ma è stato solo un sogno…
vorrei, e non puoi tornare 

Sellia Marina, 2 Gennaio 2012

Premiata con Attestato di Merito e inserita nel Calendario d'Arte e Poesia  2017 dell'Accademia dei Bronzi- Motivazione della Commissione:
Io ti scrivo madre, perché tu mi possa ascoltare...questo è il messaggio intenso, straordinario che la poetessa vuole dedicare alla propria mamma. "Pace ai tuoi ginocchi" è una poesia d'amore, un amore grande che lega in modo indissolubile, che non si scioglie. L'immagine di una bimba che appoggia il capo sulle ginocchia della mamma, è bellezza ed emozione che non si dimentica, è gentilezza dei modi in un tempo che affretta i gesti, che non permette di soffermarsi...Ascoltare la voce è come una ninna nanna che concilia il sonno di una bimba...Non si scorda la voce di una madre, si può solo pensare che "lei" sia ancora lì a guardare quel capo chino, nel silenzio di un giorno passato, nel desiderio che strazia perché il ritorno non può avvenire.


Rivista Santa Maria del Bosco: Aggiungo che le immagini, esplicitate nei versi dell'amica Caterina, hanno una loro precisa identità, un'asciuttezza espressiva come uscito dallo scrigno del cuore, per mostrare una capacità d'amare viva, gioiosa, partecipativa. E' poesia-amore!. L'amore, nella sua essenza più vitale e più pura è il filo conduttore tra l'ieri e l'oggi in un sogno che non può e non deve svanire. La madre è amore.
Mimmo Stirparo



martedì 22 agosto 2017

REGINA MADRE


Come un fabbro ha forgiato monili,
cesellato, inciso quadri preziosi
ed or s’appresta con il capo chino

sopra diademi che saran corona
alla Madre Regina che intercede
per tutti noi e per chi non ha fede.

Ferite profonde ha la sua tela
non le ha curate il tempo o l’artigiano,
sanguina ancora il cuore della Madre
che non disdegna chi a Lei s’affida.  
                                                    
Ora nuovi diademi alla sua fronte

brillano, come il sole dentro il mare,

come le stelle all’albero di Natale…

anch’io m’inginocchio per pregare.



Sellia Marina, 16 Dicembre 2016



Al Maestro Michele Affidato- Creazione dei nuovi diademi alla Madonna 
di Czestochowa